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PerCorso...
Quello che rende così unico il Corso Istruttori Apnea Academy sta non soltanto in ciò che accade a Lignano e a Sharm, ma anche nel tempo che lo precede... nel pecorso
Entrai con un amico alla riunione di presentazione del mio primo corso allievo...qualcuno di recente mi ha insegnato che per farti un’idea di una persona , i primi 4 minuti sono fondamentali…A me sono bastati pochi secondi per capire che il mio Maestro era speciale…Dopo poche battute volevo a tutti i costi fare parte di quel gruppo che per 2 mesi avrebbe avuto la possibilità di imparare, l’arte del non respiro, da quella persona così serafica e profonda. Purtroppo però dovetti esitare qualche giorno prima di confermare; all’epoca facevo lo “studente pendolare” e non sapevo se avrei potuto garantire la mia presenza. Dopotutto non mi interessava prendermi il brevetto e basta, io volevo vivermi al 100% quell’esperienza. A pochi giorni dall’inizio del corso, chiamai Dario, avevo gli occhialini e la cuffia appena acquistati e gli dissi con voce entusiasta: "Ho risolto tutto, non parto più,a che ora ci vediamo in vasca?"…. Timidamente mi rispose: "Mi dispiace davvero, ma il corso è chiuso"…
Sapevo che non mi aveva escluso, anche perché non mi conosceva nemmeno, ma come mi spiegò in quella stessa telefonata,per motivi di organizzazione e di qualità del servizio, preferiva non avere troppe persone in vasca. Parlai di getto, non volevo convincerlo, ma le parole uscivano da sole, ero dispiaciuto anche perché il semestre successivo sarei dovuto partire davvero e probabilmente non avrei potuto più partecipare ad un corso A.A., quantomeno ad uno tenuto da Dario. Non ricordo ciò che dissi, ricordo solo che quello che avevo dentro uscì…
Dopo una breve spiegazione sulla sua decisione, e sul fatto di quanto fosse importante non riempire le corsie pur di fare qualche soldino in più, mi disse:  "D’altronde avendo sentito le tue parole Marco, non posso fare altro che dirti.... Benvenuto, sarai dei nostri!".
Inutile dirvi le urla di gioia che seguirono (a telefonata chiusa)…
Cominciò l’avventura così e si concluse con discreti risultati, ma la mia voglia di Apnea non era per niente appagata…anzi! Purtroppo (o per fortuna), dovetti partire a fine corso per concludere i miei studi, e dopo 5 mesi tornai, ma molto più scarso di prima, (lontano dall’acqua avevo rispreso a fumare 25-30 sigarette al giorno, e in acqua si sentivano tutte credetemi).
Ripresi gli allenamenti con Dario e Daniele, ma non potevo fare l’apneista e avere la sigaretta sempre accesa…mi misi ad un bivio…o facevo il fumatore o l'apnesita! Il giorno dopo smisi di fumare. Intanto per tanti e tanti motivi, l’apnea era diventata parte fondamentale della mia vita…i piccoli successi personali alimentavano l’idea che forse quella passione potevo trasmetterla anche io un giorno. D’estate in una calda mattina d’agosto, invitai Dario e Daniele, a fare qualche tuffo dalle mie parti, saliti a bordo, Dario mi chiese: "Senti Marco, ma ti piacerebbe fare l’istruttore di apnea?"…"Certo!" risposi, ma nella mia testa quella domanda aveva tante interpretazioni.
Pensavo…forse mi sta chiedendo di fare l’istruttore con loro per Acquatica…no, non può essere, magari è solo curiosità, o forse è una domanda buttata lì tanto per…
Non ebbi il coraggio di chiedere, e passarono 2 mesi così, fin quando il giorno della riunione del successivo corso tenuto da Dario, incrociandomi al semaforo mi chiese se volevo fargli da assistente. Non desideravo di meglio, e alla riunione mi presentò agli allievi…
Beh, diciamo che i miei primi 4 minuti dall’altra parte me li giocai balbettando il mio nome con un bel colorito rosso fuoco…
Davvero non è da me imbarazzarmi, ma era successo tutto così in fretta e inaspettatamente… Mentre il mio tirocinio proseguiva , cominciarono gli allenamenti agonistici con il Coach Daniele Bissanti.
Era un impegno di un certo spessore, si entrava in acqua 2 volte a settimane più gli allenamenti “extra” di fine settimana a piana o al mare, il tutto doveva combaciare con l’attività bisettimanale di pesistica che già svolgevo da tempo…Non vi nascondo, che mi iscrissi agli allenamenti non per spiriti agonistici ma esclusivamente per avere un opportunità di allenarmi con costanza e per farmi trovare così più che pronto per il corso istruttori che sarebbe partito da lì ad un anno.
Una volta partiti qualcosa cambiò, l’agonismo cominciò a piacermi già dalla prima gara, e la corsia così eterogenea per età, professione e carattere si amalgamò come quelle ricette con tanti ingredienti diversi che alla fine però si sposano benissimo e risultano pregevoli al palato; insomma il gruppo divenne squadra, la squadra divenne GLI SNORKY di Acquatica!
In questa esperienza capii che l’apnea non è uno sport individuale, giorno dopo giorno, gara dopo gara mi resi conto che si può gioire per un massimale di un compagno allo stesso modo di un successo personale...capii, che quando qualcuno si becca un Black out, in quegli attimi è tutta la squadra che non riprende a respirare, che essere Capitano di una piccola e neonata squadra chiamata Snorky è motivo di orgoglio perché rappresenti un punto di riferimento di un gruppo di persone uniche.
Dopo 8 mesi, dei brutti anatroccoli erano diventati dei giovani cetacei, forse ancora un po’ grezzi, ma uniti e determinati. Molti a fine anno arrivarono in seconda categoria altri in prima, tutti comunque avevamo dato il massimo ed anche di più.
L’ entusiasmo contagioso della squadra e la bravura del suo coach spinsero altri anatroccoli a fare parte della “famiglia”, e gli Snorky durante il mercato estivo acquistarono due futuri cetacei, due che per intenderci erano già Snorky “dentro”.
Venne l’estate e si raccolsero i frutti di tante odiate piramidali, ripetute e quant’altro avevamo maledetto rante l’anno, vennero i -40 e rotti, vennero le cadute nel blu infinite, venne la consapevolezza che ero maturo per il Corso Istruttori….Purtroppo venne anche il mio infortunio al ginocchio…In acqua non pinneggiavo come volevo e come sapevo…e questo “zoppicare” in acqua mi provocava dolori ovunque, le mie gambe non erano abituate a simili movimenti, giorno dopo giorno sentivo dei nuovi dolori, non sapevo se dovevo fermarmi e aspettare di guarire, o se allenarmi comunque per non arrivare a lignano con pochi metri nelle gambe…
Ero combattuto, non fu un momento facile…
Ma non potevo mollare dopo tutto quello che avevo fatto, dovevo provare…e parti. Lignano fu una prova dura da superare, l’impatto psicologico fu molto forte per tutti, forse per me lo era di più…In cuor mio però pensavo "Vedrai sei solo affaticato, andrà tutto bene"…purtroppo mi sbagliavo infatti dopo 3 giorni mi feci male, non riuscivo più a pinneggiare senza provare fitte incredibili…
Trovai la comprensione di Umbero e di tutto lo staff, ma dentro morivo perché non potevo dimostrare realmente il mio valore…
Così se prima di infortunarmi, il mio punto debole era la statica, a Lignano divenne il mio punto di forza…almeno lì dovevo far vedere che ero bravo e degno di diventare un istruttore A.A….”La testa oltre le gambe” divenne il mio motto. Le mattine così, erano un susseguirsi di massimali in statica (l’ultimo giorno feci un bel 5’ 43’’), i pomeriggi stringevo i denti facendo il massimo che le mie gambe mi permettevano di fare, e la sera era dedicata al ghiaccio e alle pomate. Al rientro, l’ecografie non mi facevano ben sperare, avevo peggiorato le cose, ero pieno di contratture in entrambe le gambe, anche camminare mi faceva male, e mi ero stirato il tendine quadricipitale. Tre settimane di riposo assoluto, infiltrazioni, massaggi e costose sedute di fisioterapia non mi fecero cicatrizzare quel maledetto stiramento del tutto, tanto da farmi consigliare dal fisiatra che mi seguiva di non partire."Marco, ascoltami se vai in acqua per 4 ore al giorno, rischi seriamente di strapparti, e se ti succede a -30?"…
Ovviamente non lo ascoltai, andai a sharm con un nodo alla gola e le gambe che non avrebbero potuto reggere neanche un allenamento normale viste le condizioni e la lunga inattività… tutti i giorni continuavo a ripetermi " Sarà oggi? Dovrò tirare i remi in barca?"….
Mi centellinai, ogni sforzo era dosato, nessun colpo di pinna era troppo forte o troppo traumatico , avevo imparato a gestire il dolore, e mentre gli altri curavano la tecnica, io curavo le mie gambe come potevo…antinfiammatori, cortisonici, pomate, impacchi, lozioni egiziane pseudo miracolose e massaggi, erano il mio pane quotidiano…In camera i miei compagni sdrammatizzavano e mi tiravano su, così come facevano dall’Italia gli altri.E fortunatamente le gambe riuscirono a reggere fino a giovedì, penultimo giorno di corso, mi feci ancora male, un altro periodo di inattività mi aspettava ma alla fine riuscii a coronare il mio sogno…in un modo o nell’altro, nella maniera più dura e inaspettata, Marco Galante, come recitava un “pizzino” posto sul frigorifero degli obiettivi, era diventato: Istruttore Apnea Academy!

Credo che il PerCorso per diventare istruttore A.A. sia lungo e difficile per tutti, ma nell'affrontarlo se sei fortunato, puoi trovare delle persone che ti accompagnano dall'inizio alla fine non facendoti mai perdere di vista l' obbiettivo....Io di persone così ...di angeli custodi che hanno anche camminato per me ne ho trovato e grazie a loro il sogno è diventato realtà! Per cui di cuore.... Grazie a Eleonora, la mia dolce fidanzatina nonché prima tifosa,che ha sopportato le mie tante assenze, Grazie alla mia famiglia senza la quale non sarei quello che sono oggi…Grazie al mio Maestro che mi ha “fatto” apneista secondo i valori di un uomo tanto umile quanto grande, Grazi al mio Coach che ha saputo limare i difetti e che insieme agli Snorky ha creduto forse più di me, che potessi diventare un giorno Istruttore, e infine Grazie a Umberto, perché senza di lui, queste 2 pagine non sarebbero mai state scritte… Con passione,
Marco Galante Istruttore Apnea Academy

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